L’inferno lento di Fukushima

Ieri, alle 2.46 del pomeriggio, tutto il Giappone si è fermato per un minuto, in silenzio, a una settimana dal maremoto che ha ucciso settemila persone – con i dispersi, il bilancio supera già i diecimila. Tre quarti d’ora prima, alla centrale nucleare di Fukushima, sette autopompe hanno sparato altre 50 tonnellate d’acqua sul terzo reattore. Non resta che “raffreddarlo in qualche modo, anche con l’acqua dell’oceano”, ha detto il portavoce dell’Agenzia atomica giapponese, Hidehiko Nishiyama.
7 AGO 20
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Ieri, alle 2.46 del pomeriggio, tutto il Giappone si è fermato per un minuto, in silenzio, a una settimana dal maremoto che ha ucciso settemila persone – con i dispersi, il bilancio supera già i diecimila. Tre quarti d’ora prima, alla centrale nucleare di Fukushima, sette autopompe hanno sparato altre 50 tonnellate d’acqua sul terzo reattore. Non resta che “raffreddarlo in qualche modo, anche con l’acqua dell’oceano”, ha detto il portavoce dell’Agenzia atomica giapponese, Hidehiko Nishiyama, escludendo l’ipotesi di seppellire la centrale con una colata di sabbia e cemento, come avvenne a Chernobyl. “Al momento, questo è ciò che possiamo fare”.
Edano ha detto alla stampa che le operazioni per alimentare dall’esterno i sistemi di raffreddamento stanno facendo progessi, anche se con lentezza: quelli del primo e del secondo reattore dovrebbero essere allacciati alla rete elettrica “in giornata”, mentre per quelli del terzo bisognerà aspettare almeno domenica. Il capo del gabinetto di crisi ha cercato di minimizzare i danni, dicendo che il livello delle radiazioni non minaccia la salute. La situazione, però, continua ad aggravarsi: le autorità giapponesi hanno portato la valutazione dello stato del reattore quattro a livello tre, “incidente serio”, e quello dei reattori due e tre a livello cinque, “incidente con conseguenze su larga scala”. Come nell’incidente a Three Miles Island, nel ’79, a un passo da quello di Chernobyl, che era di livello sette.
Il direttore generale dell’Aiea, Yukiyo Amano, è arrivato ieri in Giappone e ha chiesto al premier, Naoto Kan, “informazioni più dettagliate” sull’incidente di Fukushima, perché “la questione non riguarda soltanto Tokyo”. Sia in patria, sia all’estero, si comincia a pensare che il governo non abbia ancora detto tutto sull’incidente. Lo stesso Edano, ieri, ha detto che “le informazioni dovevano essere messe a disposizione più in fretta”. Kano è tornato di fronte alle telecamere e ha ricordato “la miracolosa ricostruzione postbellica” del secolo scorso, spronando i cittadini giapponesi: “Non c’è tempo per essere pessimisti – ha detto – Dobbiamo ricostruire il paese da zero e lo faremo insieme”. Secondo uno studio pubblicato ieri, il fronte dell’onda che ha travolto la prefettura di Iwate, venerdì scorso, superava i 23 metri.